Chi era Francesco

Architetto

Il campanile è stato disegnato e progettato interamente da Francesco Faà di Bruno, sebbene egli non fosse propriamente né architetto né ingegnere, ma grazie alle sue profonde conoscenze di matematico. I lavori, iniziati nel 1876, dopo l’ultimazione della Chiesa, si conclusero nel 1881. Il campanile ha un’altezza di 75 metri ed una base di soli 5 x 5 metri: si tratta in sostanza di una grande “matita” che svetta verso il cielo e che ancor oggi suscita ammirazione. L’Opera, con i suoi 300 gradini, è strutturata in 14 piani, uno differente dall’altro, ed i visitatori hanno modo di salire al terrazzino dove sono collocate le otto grandi campane ognuna delle quali suona una nota musicale. La Chiesa invece, dedicata a Nostra Signora del Suffragio, fu progettata da altro architetto, Edoardo Arborio Mella, ma la sua costruzione fu costantemente e puntigliosamente seguita dallo stesso Francesco.

scrittore

Nelle sue molteplici e variegate iniziative, tutte volte a coniugare sapientemente il dantesco motto “virtute e conoscenza”, Francesco Faà di Bruno ebbe innumerevoli occasioni di cimentarsi con l’arte della penna, tanto che ad un certo punto intorno al 1869 decise di fondare una sua piccola casa editrice.  Fu autore di opere in campo cartografico, militare,    matematico, astronomico e musicale, oltre che ovviamente di manuali di devozione e di opuscoli ascetici e morali. Collaboratore di molte riviste edificanti del tempo come Letture Cattoliche, L’Unità Cattolica, L’Ateneo Religioso, L’Armonia e La Buona Settimana, nel 1853 fondò egli stesso un almanacco dal titolo Il Galantuomo, che negli anni successivi fu gestito dal suo amico don Bosco.
Ma il suo giornale prediletto fu Il Cuor di Maria. Mensile rilevato nel 1874 dall’Arciconfraternita del Sacro e Immacolato Cuore di Maria, fu trasformato in quindicinale e da lui curato personalmente per tutta la vita. Nel 2015 l’intestazione venne ripresa in chiave moderna, pur conservando anche la funzione di bollettino delle Suore Minime.  Per la sua pubblicazione ininterrotta fin dalla fondazione del 1865 alcuni lo hanno definito il periodico più longevo del Piemonte.

Musicista

“La musica, sorella della poesia, eco di quella sovrana armonia che l’intiero universo intuona, è veramente la voce della natura, nella quale tutto è ordine e moto. Sposa della Creazione, gagliardamente influisce sui nostri cuori: e per quella segreta corrispondenza che hanno coi nostri affetti le sue consonanze, si rende la più penetrante e la più profonda delle arti.” Questi concetti esprimeva il nostro Francesco nel 1858, traducendo liberamente ed integrando un precedente opuscolo francese.
Fin da bambino, con l’aiuto della madre Carolina, apprezzatissima suonatrice di arpa, palesò grande interesse per la musica. Come consueto nei ceti sociali più elevati, si iniziava l’educazione musicale come semplici fruitori.  Poi si passava allo studio di uno strumento e delle grandi composizioni classiche (e fu la sorella Antonina ad assumersi questo incarico).
Francesco non si può definire un innovatore della concezione musicale dell’epoca né che abbia particolarmente contribuito all’evoluzione del linguaggio musicale. Ne fu piuttosto un profondo conoscitore che si occupò di sapientemente approfondire e divulgare quegli aspetti particolari che via via rientravano nei propri progetti ed obiettivi. Lo testimonia la pubblicazione a Parigi nel 1849 di Reconnaissance-Respect-Devoument, tre polkas-mazurkas per pianoforte dedicate alla Regina Maria Adelaide di Savoia. Seguirono la Gran Polka-Mazurka per pianoforte e la Fantasia con variazioni per pianoforte sull’aria “la donna è mobile” di Verdi.
Naturalmente la “conversione” parigina lo instradò presto verso la musica sacra. Istituì e seguì personalmente a lungo educative scuole di canto per giovinette. In tutte le composizioni sua era la musica, mentre per i testi utilizzava canti di vari e non sconosciuti autori, tra cui il fratello Carlo ed Alessandro Manzoni. Ma il suo paroliere preferito, per la semplicità e genuinità del verso, rimase sempre Silvio Pellico.