
Francesco Faà di Bruno viene annoverato tra i santi sociali della Torino dell’800.
Le sue iniziative furono orientate prevalentemente all’aiuto delle donne in difficoltà, in particolare delle persone di servizio, attraverso l’Opera di S. Zita, inaugurata ufficialmente il 2 febbraio 1859 ed articolata in varie “classi”. La prima, di “S. Zita”, che accoglieva giovani donne disoccupate o in cerca di prima occupazione, poi quella delle “Clarine” - giovinette con piccoli deficit cognitivi che venivano impiegate a svolgere le incombenze abituali -, delle “Educande”, delle “Allieve Maestre e Istitutrici” e delle “Inferme e Convalescenti”. A ciò si affiancava il “Pensionato S. Giuseppe per signore di civil condizione”, attivo tutt’oggi, il “Pensionato S. Giuseppe per sacerdoti”, nonché una Casa di preservazione per ragazze madri.
Da segnalare altresì l’istituzione di “fornelli economici” per distribuire a modico prezzo pasti caldi ai bisognosi e il progetto di “lavatoi pubblici” per sovvenire alle esigenze di pulizia e igiene della cittadinanza.

Francesco, dopo aver fondato la Congregazione delle Suore Minime di Nostra Signora del Suffragio (le prime probande risalgono al 1868), riuscì finalmente a rivestire l’abito talare, come desiderava.
A ciò fu indotto dalla sua non facile posizione di laico, operatore nel capo del sociale prevalentemente a favore delle ragazze disagiate, costruttore di una chiesa oltre che, come detto, fondatore di una Congregazione.
Il 22 ottobre 1876, dopo pochi mesi di studi, grazie al benevolo intervento del Papa Pio IX, resosi necessario per superare le resistenze dell’Arcivescovo di Torino Mons. Gastaldi, che invece voleva veder rispettato l’ordinario, notevolmente lungo, percorso del seminario, è ordinato sacerdote a Roma. Il 1°novembre, festa di Ognissanti, poté finalmente celebrare Messa nella sua Chiesa.
Spentosi a soli 63 anni di età (27 marzo 1888), le sue spoglie dal 1925 riposano nella Chiesa di via San Donato a Torino.
Nonostante il lungo tempo trascorso da quegli eventi, la figura di Francesco Faà di Bruno dice ancora qualcosa all'uomo moderno: nel campo degli studi universitari alcune sue opere sono fondamentali.
In ambito militare non è da meno: la Scuola di Applicazione di Torino, in cui insegnò geodesia, gli ha dedicato una Cappella e il Corpo Tecnico dell'Esercito Italiano l'ha scelto come Patrono.
Nel sociale è ricordato per la poliedricità delle sue opere e per le intuizioni a sostegno delle necessità della sua epoca e, sotto il profilo religioso, per la sua devozione all'Eucaristia, alla Madonna e per la pietà per le anime del Purgatorio, in particolare per quelle dei Caduti in guerra.
La morte non fece che mettere in risalto una quantità di valori di Francesco Faà di Bruno che, figura grande ma umile, non amava parlare di sé. Indubbiamente fu una straordinaria personalità che si distinse a tutti i livelli: per intelligenza, per bontà, per capacità inventive; per genialità in tutti i campi ai quali applicò le sue energie creatrici; per carità aperta a tutti i problemi della povera gente; per attenzione a tutte le miserie sociali; per ansia di donare a tutti i bisognosi di aiuto un sollievo, una speranza, una certezza.

A cent’anni dalla morte, il 25 settembre 1988, Francesco Faà di Bruno è proclamato Beato da Papa San Giovanni Paolo II. Il lungo lasso di tempo del processo di beatificazione è dipeso anche dalla prova, che sappiamo particolarmente rigorosa, di un evento miracoloso.
È negli auspici di tutti che presto possa intervenire la canonizzazione per la quale è richiesto un secondo miracolo.
Nella contemplazione del mistero pasquale il Beato Francesco ha colto l'espressione massima dell'amore di Cristo: “Li amò fino alla fine” (Gv. 13, 1).
E’ questo il particolare profilo su cui si fonda l’identità delle Suore Minime di Nostra Signora del Suffragio: “l’amore senza limiti”.
MISSIONE
La Congregazione partecipa alla missione evangelizzatrice della Chiesa con la gioia della testimonianza, della preghiera e dell’offerta delle Suore.
Riveste un ruolo importante, in questa attività apostolica, la formazione integrale della persona attraverso:
- la promozione, in particolare della dignità della donna, soprattutto in situazione di disagio e di sfruttamento;
- la formazione della retta coscienza affinché sia capace di scelte libere e responsabili;
- l’educazione nella scuola e nella catechesi.
In questo modo si coopera a liberare la persona dalla grave situazione di miseria che è la mancanza di formazione culturale e religiosa. Nella dimensione del carisma emerge la carità che non conosce confini e si sottrae perfino ai limiti dello spazio e del tempo, permettendoci di amare quanti hanno già lasciato questa terra.
Come Suore, chiamate ad essere “donne di speranza”, aiutiamo ogni fratello e sorella a scoprire quel “non ancora” e quel “al di là” eterno, verso il quale siamo tutti incamminati. L’avvenire eterno si costruisce fin d’ora, nel tempo, attraverso la fatica di ogni giorno.
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